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	<title>iVegan: il gusto di non uccidere &#187; emissioni gas serra</title>
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	<description>il gusto di non uccidere</description>
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		<title>Nuovo rapporto FAO sulle emissioni dei Gas Serra</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 14:58:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
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		<category><![CDATA[allevamenti intensivi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 4% delle emissione di gas serra viene da latte e formaggio (e carne) Per&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 4% delle emissione di gas serra viene da latte e formaggio (e carne)</strong><a href="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2010/04/mucchine1.jpg" rel="thumbnail"><img class="alignright  size-full wp-image-1329" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="mucchine" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2010/04/mucchine1.jpg" alt="" width="294" height="177" /></a><br />
Per ogni kg di latte e latticini 2,4 kg di CO2</p>
<p>Secondo il nuovo rapporto della Fao &#8220;<strong>Greenhouse Gas Emissions from the Dairy Sector. A Life Cycle Assessment</strong>&#8220;, che analizza le emissioni di gas serra lungo l&#8217;intero ciclo di vita dei prodotti lattiero-caseari, dalle mandrie nomadi agli allevamenti intensivi,<strong> il 4% delle emissione di gas serra viene da latte e formaggio</strong> (e carne).</p>
<p><span id="more-1324"></span></p>
<p><strong>Il rapporto della Fao esamina l&#8217;intera catena alimentare, compresi la produzione ed il trasporto di fertilizzanti, pesticidi ed alimenti animali impiegati nelle aziende lattiero-casearie, le emissioni a livello di allevamento e quelle associate alla trasformazione del latte ed al confezionamento, oltre il trasporto dei prodotti caseari ai dettaglianti. Il margine di errore stimato dal rapporto è ± 26%.</strong><br />
La Fao spiega che «Il settore lattiero-caseario incide per circa il 4%  cento sul totale di tutte le emissioni di gas serra antropogene, cioè causate dall&#8217;uomo. Questo ammontare include sia le emissioni derivanti dalla produzione, dalla trasformazione e dal trasporto dei prodotti caseari, sia le emissioni relative alla produzione di carne di animali appartenenti al sistema. Se si considerano solo la produzione, la trasformazione ed il trasporto dei prodotti lattieri, escludendo la produzione di carne, il settore contribuisce con il 2,7% alle emissioni di gas serra antropogene globali». La media globale delle emissioni di gas serra per kg di latte e di prodotti caseari è stimata in 2,4 kg di CO2 equivalenti.<br />
<strong>Il rapporto rivela che nel 2007 il settore lattiero-caseario ha emesso 1.969 milioni di tonnellate equivalenti di CO2: 1.328 milioni di tonnellate sono dovute alla produzione di latte, 151 milioni di tonnellate alla carne di animali lattieri, e 490 milioni ai vitelli allevati per la carne.<br />
</strong><br />
Il problema è il solito di tutto il comparto zootecnico: il metano, il gas serra che più &#8220;pesa&#8221; sul riscaldamento globale da latte, rappresentando circa il 52% delle emissioni di gas serra sia nei Paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo.  «Il protossido d&#8217;azoto contribuisce per il 27% alle emissioni serra nei Paesi sviluppati e con il 38% in quelli in via di sviluppo &#8211; si legge nel rapporto -  Il biossido di carbonio incide con una percentuale più alta nei Paesi sviluppati (21%) rispetto ai Paesi in via di sviluppo (10%)».<br />
Secondo Samuel Jutzi, direttore della divisione produzione e salute animale della Fao, «Il rapporto è uno strumento fondamentale per capire ed identificare le opportunità per ridurre l&#8217;impatto ambientale del settore lattiero-caseario, continuando a fornire al tempo stesso prodotti alimentari sicuri e nutritivi. Lo studio è parte di un programma in corso avviato per analizzare e raccomandare le possibili opzioni per mitigare il cambiamento climatico.  Il passo successivo sarà quello di usare un approccio simile per quantificare le emissioni di gas serra associate ad altre specie di bestiame, come i bufali, il pollame, i piccoli ruminanti ed i suini.  Per verificare l&#8217;efficacia e le implicazioni per l&#8217;economia rurale e per il commercio delle opzioni politiche, saranno svolte modellizzazioni economiche.  Un rapporto finale sarà pubblicato nel 2011».</p>
<p>Il nuovo rapporto è la naturale conseguenza dell&#8217;ormai famosissimo studio &#8220;Livestock&#8217;s Long Shadow&#8221;, del 2006, con il quale la Fao rivelò che ben il 18% di tutte le emissioni di gas serra erano dovute all&#8217;intero ciclo vitale aggregato della zootecnia.  «Il rapporto finale sulle emissioni di gas serra impiegherà lo stesso approccio &#8211; spiega la Fao &#8211; ma utilizzando dati aggiornati e fornendo un&#8217;analisi disaggregata dei diversi sistemi produttivi, nonché indicando soluzioni per i produttori, per l&#8217;industria di trasformazione e per gli organi politici».</p>
<p>Fonte: greenreport.it</p>
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		<title>L’allevamento del bestiame produce il 51% delle emissioni di gas serra dovute alle attività umane</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 11:54:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni gas serra]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento globale]]></category>

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		<description><![CDATA[Deriva dall’allevamento del bestiame il 51% delle emissioni di gas serra dovute alle attività umane.&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-44107" href="http://www.ivegan.it/ivegan/?attachment_id=44107"><img class="alignleft" style="border: 1px solid black; margin: 5px 10px;" title="mucca" src="http://blogeko.libero.it/wp-content/uploads/2009/10/2098983748_b33280174e.jpg" alt="mucca" width="155" height="200" /></a>Deriva dall’allevamento del bestiame<strong> il 51% delle emissioni di gas serra</strong> dovute alle attività umane.<br />
Lo sostiene un articolo pubblicato da<strong>l Worldwatch Institute</strong>, che rivede decisamente al rialzo uno studio effettuato due anni fa dalla Fao secondo il quale l<a href="http://blogeko.libero.it/2006/carne_produzione_vegetariani_allevamenti/" target="blank">e emissioni provenienti dall’allevamento</a> si limiterebbero (si fa per dire…) ad inquinare più del traffico.</p>
<p>La strada che ora si cerca di imboccare per <strong>contenere il riscaldamento globale</strong> è la diminuzione delle emissioni di gas serra da parte delle fabbriche, delle auto e delle centrali che producono energia. Se lo studio del Worldwatch Institute vede giusto, stiamo seguendo la strada sbagliata.<br />
<span id="more-903"></span></p>
<p>Il World Watch Institute arriva a queste clamorose conclusioni individuando quattro punti su cui bisognerebbe <strong>correggere lo studio della Fao</strong> di due anni fa, secondo il quale dall’allevamento deriva l’emissione di 7,5 tonnellate di gas serra all’anno.</p>
<p>Il primo punto mi sembra il più debole. il bestiame emette ogni anno 8,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica<strong> semplicemente respirando</strong>, e questo la Fao non lo aveva calcolato. Si potrebbe obiettare che tutti gli esseri viventi respirano. così come tutti i vegetali assorbono anidride carbonica.</p>
<p>Lo studio però sostiene che gli animali d’allevamento sono diventati così tanti da<strong> superare le capacità della Terra</strong> di “neutralizzarli” attraverso la fotosintesi clorofilliana.</p>
<p>Secondo punto, l’uso del suolo. Il Worldwatch Institute corregge al rialzo le stime della Fao, dicendo che bisogna tener conto anche delle<strong> foreste scomparse nel corso del tempo</strong> per far posto a pascoli e colture foraggere.</p>
<p>Se tutte quelle foreste esistessero ancora, esse assorbirebbero 2,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Questa anidride carbonica <strong>resta invece nell’atmosfera</strong>: e anche la sua presenza va imputata al bestiame.</p>
<p>E poi c’è<strong> il metano</strong>, un gas serra 25 volte più potente nell’anidride carbonica, che entra nell’atmosfera in seguito ai processi digestivi dei ruminanti. L’articolo del Worldwatch Institute ne rivede al rialzo l’ammontare e lo “traduce” nella quantità di anidride carbonica che produrrebbe lo stesso effetto serra: 5 milioni di tonnellate all’anno da aggiungere ai calcoli della Fao.</p>
<p>Infine, lo studio del Worldwatch Institute rivede al rialzo anche le stime della Fao anche per quel che riguarda<strong> i capi di bestiame presenti sul pianeta</strong> (sarebbero circa 50 miliardi) e aggiunge al conto tutte le emissioni legate alla<strong> filiera dell’allevamento</strong>: altri 5,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.</p>
<p>Il totale generale è pari a <strong>32,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno</strong>. Il 51%, appunto, di tutta quella che entra nell’atmosfera in seguito alle attività umane.</p>
<p>L’articolo pubblicato dal Worldwatch Institute: <a href="http://www.worldwatch.org/files/pdf/Livestock%20and%20Climate%20Change.pdf" target="blank">l’allevamento del bestiame produce il 51% delle emissioni di gas serra dovute alle attività umane</a></p>
<p>fonte: http://blogeko.libero.it</p>
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