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	<title>iVegan: il gusto di non uccidere &#187; Salute</title>
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	<description>il gusto di non uccidere</description>
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		<title>Consumare meno carne per vivere più a lungo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 11:22:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[centro internazionale di ecologia della nutrizione]]></category>
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		<description><![CDATA[La carne uccide 45.000 persone ogni anno Il risultato di uno studio effettuato nel Regno Unito dalla Oxford University. Un articolo del quotidiano inglese The Independent dell&#8217;ottobre 2010 cita uno studio dell&#8217;unita&#8217; cardiologica della Cornell University secondo cui diminuendo il consumo di carne si potrebbero prevenire, nel solo Regno Unito, 45.000 morti premature ogni anno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>La carne uccide 45.000 persone ogni anno</h2>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1996" style="border: 0pt none; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="cuore" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/07/cuore.jpg" alt="" width="200" height="146" />Il risultato di uno studio effettuato nel Regno Unito dalla Oxford University.</strong><br />
Un articolo del quotidiano inglese The Independent dell&#8217;ottobre 2010 cita uno studio dell&#8217;unita&#8217; cardiologica della Cornell University secondo cui diminuendo il consumo di carne si potrebbero prevenire, nel solo Regno Unito, <strong>45.000 morti</strong> premature ogni anno.<br />
In particolare, lo studio ha calcolato che diminuendo il consumo di carne da &#8220;ogni giorno&#8221; a &#8220;tre pasti la settimana&#8221; (che e&#8217; comunque un consumo alto, ma certamente molto inferiore al consumo &#8220;normale&#8221; oggi diffuso) si eviterebbero 31 mila morti per malattie cardiovascolari, 9 mila per cancro e 5 mila per ictus e si farebbe risparmiare oltre 1,3 miliardi di euro al servizio sanitario nazionale. Eliminando completamente il consumo di carne queste cifre ovviamente aumentano ancora di piu&#8217;.</p>
<p><span id="more-1994"></span></p>
<p>La ricerca e&#8217; stata commissionata dall&#8217;associazione <strong>Amici della Terra</strong>, ed e&#8217; stata pubblicata nel loro dossier &#8220;Healthy Planet Eating&#8221;. Nel dossier viene fatto anche notare come la riduzione del consumo di carne aiuterebbe molto a rallentare i cambiamenti climatici e la deforestazione delle foreste pluviali.</p>
<p>Il dossier fa anche notare come <strong>la carne lavorata (insaccati e simili) sia ancora piu&#8217; dannosa per la salute rispetto a quella &#8220;fresca&#8221;,</strong> ma come invece non ci sia alcuna differenza &#8211; dal punto di vista salutistico &#8211; tra &#8220;carne rossa&#8221; (cioe&#8217; manzo, maiale, agnello), &#8220;carne bianca&#8221; (pollo) e pesce, perche&#8217; tutta la &#8220;carne&#8221; gli animali d&#8217;allevamento intensivo e&#8217; diventata negli ultimi decenni sempre piu&#8217; grassa, vale a dire contiene sempre piu&#8217; grassi saturi e colesterolo e sempre meno proteine.<br />
Dati recenti dei ricercatori della London Metropolitan University hanno infatti dimostrato come un tipico &#8220;pollo di supermercato&#8221; contenga oggi una quantita&#8217; di grassi 2,7 volte superiore a quella del 1970 e il 30% in meno di proteine; di conseguenza, la quantita&#8217; di calorie e&#8217; aumentata del 50%. Questo vale anche per i polli di allevamento biologico: la loro carne contiene un po&#8217; piu&#8217; di proteine e un po&#8217; meno grassi, ma la differenza non e&#8217; molto elevata, rimane comunque una carne molto piu&#8217; grassa rispetto a pochi decenni fa, quindi <strong>TUTTA la carne di pollo, qualsiasi sia il tipo di allevamento, e&#8217; dannosa per la salute, cosi&#8217; come lo e&#8217; la carne &#8220;rossa&#8221;.</strong></p>
<p>Il dossier spiega come la carne rossa sia maggiormente correlata col cancro al colon, mentre tutta la carne grassa (bianca o rossa), ma anche latticini e uova (ricchi di grassi animali e colesterolo) siano causa di obesita&#8217; e malattie cardiovascolari. Dal punto di vista dell&#8217;ambiente, e&#8217; noto come le foreste pluviali vengano disboscate per allevare animali (o coltivare i loro mangimi) la cui carne viene esportata in Europa.</p>
<p>L&#8217;aumento di popolazione, la maggior ricchezza e l&#8217;allevamento intensivo, hanno fatto si&#8217; che il consumo di carne <strong>quadruplicasse dal 1961</strong>. Il cittadino britannico medio consuma 125 kg di carne l&#8217;anno, l&#8217;italiano medio intorno ai 92 kg l&#8217;anno. La ricerca della Oxford University ha calcolato quello che avverrebbe diminuendo il consumo a 25 kg l&#8217;anno e a 11 kg l&#8217;anno (in totale tra carne e altri prodotti animali come latte e uova): <strong>con 25 kg l&#8217;anno si eviterebbero 32.352 morti l&#8217;anno, con 11 kg si eviterebbero 45.361 morti</strong>.</p>
<p>L&#8217;associazione Amici della Terra, con la pubblicazione di questo report, ha invitato il governo a promuovere un&#8217;alimentazione a basso consumo di carne, attraverso campagne informative verso il pubblico.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1997" style="border: 1px solid black; margin-top: 5px; margin-bottom: 5px;" title="Ultime notizie - Mozilla Firefox" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/07/Ultime-notizie-Mozilla-Firefox.jpg" alt="" width="506" height="137" /></p>
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<p>Fonti:<br />
<a href="http://www.nutritionecology.org/it/index.html" target="_blank">Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione</a></p>
<p>The Independent, <a href="http://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/health-news/excessive-meateating-kills-45000-each-year-2110289.html" target="_blank">Excessive meat-eating &#8216;kills 45,000 each year&#8217;</a>, 19 ottobre 2010</p>
<p>Friends of the Earth, <a href="Friends of the Earth, Report: Healthy planet eating, British Heart Foundation Health Promotion Research Group, Department of Public Health, University of Oxford, ottobre 2010 " target="_blank">Report: Healthy planet eating</a>, British Heart Foundation Health Promotion Research Group, Department of Public Health, University of Oxford, ottobre 2010</p>
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		<title>Fai il pieno di vitamine con un&#8217;estate a tutta frutta!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 14:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più frutta e verdura per restare in forma, controllare il peso e l&#8217;indice glicemico. Durante il periodo estivo, a causa del caldo e della perdita di numerosi sali minerali, la scelta vegan si dimostra ancora più ideale. Una dieta a base di frutta, verdura e semi è ricca di tutto ciò che serve per restare  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1963" style="border: 0pt none; margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="michaels-madison-frutta-e-verdura-insegna" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/07/michaels-madison-frutta-e-verdura-insegna.jpg" alt="" width="288" height="227" />Più frutta e verdura per restare in forma, controllare il peso e l&#8217;indice glicemico.<br />
</strong></p>
<p>Durante il periodo estivo, a causa del caldo e della perdita di numerosi sali minerali, la scelta vegan si dimostra ancora più ideale.</p>
<p>Una dieta a base di frutta, verdura e semi è ricca di tutto ciò che serve per restare  in forma, a partire dagli antiossidanti che  contribuiscono a mantenere giovane e sano tutto il corpo.<br />
Sono proprio le vitamine e i minerali infatti che contrastano l’azione dannosa dei radicali liberi, ossia  i prodotti “di scarto” che si formano all’interno delle cellule ogni volta che l’ossigeno è utilizzato per produrre energia (ossidazione).</p>
<p>Questo processo avviene per tutto l&#8217;arco della  vita, è quindi fondamentale che vitamine e minerali vengano introtti in modo regolare nell&#8217;alimentazione quotidiana.</p>
<p><span id="more-1949"></span></p>
<h2>Ecco dalla A alla H  le vitamine più giuste per colorare l&#8217;estate e prepararci all&#8217;inverno.</h2>
<p><strong>&#8220;A&#8221;: colorito dorato e salute di ferro</strong>.<br />
Ha proprietà antiossidanti, è essenziale per la vista, il trofismo dei tessuti dell&#8217;organismo e la validità delle difese immunitarie.Nella sua forma naturale  è rappresentata dai carotenoidi, pigmenti organici presenti nelle verdure a foglia verde scuro e nella frutta  estiva di colore giallo-arancio (albicocche, carote, zucca, pesche, mango, melone).   È proprio il betacarotene a favorire l’abbronzatura più intensa: per una bella tintarella, dunque, via libera a centrifugati di frutta e verdura ricchi di questa sostanza.</p>
<p><strong>&#8220;B&#8221; : una bomba di energia per tutto il corpo.</strong><br />
Le vitamine del gruppo B sono essenziali per l’organismo perché trasformano il cibo in energia. Collaborano al buon funzionamento dei sistemi nervoso e muscolare e  quando in estate facciamo sport e ci muoviamo più del solito le vitamine del gruppo B diventano essenziali. Si trovano soprattutto nei legumi e nei cereali integrali.</p>
<p><strong>&#8220;C&#8221;: la corazza che previene i malesseri</strong><br />
La vitamina C, oltre a essere uno degli antiossidanti più potenti, è anche essenziale per il corretto funzionamento del sistema immunitario e per la sintesi di collagene, il costituente principale dei tessuti vascolari, della pelle, dei muscoli e delle ossa.<br />
Quindi, fare il pieno di vitamina C mantiene sana e bella la pelle e getta le basi per corazzarci contro raffreddori e influenze.Si trova soprattutto negli agrumi, nei kiwi, nelle fragole, nel pomodoro, nei peperoni, nei ribes che sono buoni e coloratissimi doni dell’estate, specie per i Paesi bagnati dal Mediterraneo. Ma anche nei broccoli e nei cavolini di Bruxelles si trova in discrete quantità.<br />
Il calore tende a &#8220;distruggererla&#8221;; per questo è indicato mangiare i cibi crudi.</p>
<p><strong>&#8220;D&#8221;:  muscoli e ossa indistruttibili</strong><br />
Questa vitamina regola il metabolismo del calcio, è quindi importante per la mineralizzazione dell&#8217;osso e per mantenere livelli ematici di calcio adeguati in tutte le funzioni dell&#8217;organismo nelle quali questo minerale è implicato. Mantiene  forti e sani i nostri muscoli e le ossa. L’apporto alimentare di vitamina D in natura è generalmente scarso, il modo migliore per assumenrla è l&#8217;esposizione ai raggi solari che la rendono attiva e disponibile per il nostro organismo. Un&#8217;adeguata  esposizione al sole durante i mesi più caldi garantisce un buon apporto di questa vitamina per tutto l&#8217;anno.</p>
<p><strong>&#8220;E&#8221;: protegge la pelle con gusto</strong><br />
Questo è uno dei più potenti antiossidanti presenti tra le vitamine,  previene l&#8217;azione dei radicali liberi e quindi l&#8217;invecchiamento dell&#8217;organismo, migliora l’idratazione della pelle e la mantiene elastica, prevenendo rughe, macchie solari e invecchiamento cutaneo. Questa vitamina è contenuta negli olii vegetali (ma non nei grassi animali), nelle patate dolci, nel cavolo, nelle nocciole, nei semi di canapa e nella frutta secca in genere. Attenzione, però: alcune preparazioni domestiche, quali la bollitura, la frittura e la cottura al forno, possono comportarne perdite rilevanti, se non eliminarla del tutto. Via libera quindi agli alimenti a crudo!</p>
<p><strong>&#8220;H&#8221;: l&#8217; aiuto silenzioso per tutto il corpo</strong><br />
Questa vitamina aiuta il metabolismo a tutto campo poiché è coinvolta in numerosi processi metabolici. Per essere in forma, quindi, è bene non andare mai in riserva di vitamina H. la troviamo in buoen quantità, nei cereali, nella soia, nei pomodori, nelle arachidi e nel lievito di birra. I vegetariani ne consumano quantità adeguate, probabilmente più degli onnivori.</p>
<p>Oltre alle vitmine fare il pieno di frutta e verdura ci assicura una buoan riserva di <strong>sali minerali</strong>, fondamentali tutto l&#8217;anno e in particolare in estate quando la perdita di liquidi ci impoverisce anche di questi preziosi elementi.<strong><br />
Calcio, magnesio, selenio e zinco</strong> si introducono facilmente con ricche dosi di frullati, succhi di frutta e semplice acqua del rubinetto.</p>
<p>Vuoi conoscere gli altri benfici di frutta e verdura?<br />
Segui questo link:<br />
<a href="http://www.ivegan.it/ivegan/2011/07/12/perdi-peso-e-resta-in-forma-con-la-dieta-vegan/" target="_blank">Alimentazione vegan e perdita di peso</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Perdi peso e resta in forma con la dieta vegan!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 14:27:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alimentazione vegan]]></category>
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		<category><![CDATA[perdita di peso]]></category>
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		<description><![CDATA[ALIMENTAZIONE VEGAN E PERDITA DI PESO L&#8217;alimentazione vegan ha indice glicemico piu&#8217; basso, fattore determinante per la perdita di peso. Che cos&#8217;è l&#8217;indice glicemico? Per indice glicemico si intende la velocità con cui i carboidrati presenti in un determinato alimento innalzano la glicemia, ovvero il tasso di glucosio nel sangue. Uno studio promosso dall&#8217;Istituto Nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1965" style="border: 0pt none; margin-left: 15px; margin-right: 15px;" title="IVU-Man" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/07/IVU-Man.jpg" alt="" width="203" height="272" />ALIMENTAZIONE VEGAN E PERDITA DI PESO</strong></p>
<p><strong>L&#8217;alimentazione vegan ha indice glicemico piu&#8217; basso, fattore determinante per la perdita di peso</strong>.</p>
<p>Che cos&#8217;è l&#8217;indice glicemico? Per indice glicemico si intende la velocità con cui i carboidrati presenti in un determinato alimento innalzano la glicemia, ovvero il tasso di glucosio nel sangue.<br />
Uno studio promosso dall&#8217;Istituto Nazionale per la Salute statunitense, condotto da alcuni ricercatori del PCRM (Comitato dei Medici per una Medicina Responsabile) e pubblicato sulla rivista scientifica &#8220;Journal of Nutrition&#8221; del giugno 2011 mette in luce come la diminuzione dell&#8217;apporto di cibi ad elevato IG (indice glicemico) sia in grado di influire positivamente sulla perdita di peso.</p>
<p><strong>Lo studio ha arruolato 99 persone, tutte affette da diabete di tipo 2, suddivise in 2 gruppi, uno che seguiva una dieta vegana e l&#8217;altro che seguiva la dieta prevista dall&#8217; ADA</strong>, l&#8217;Associazione Americana per il Diabete. Al termine dello studio, <strong>la dieta vegana si è dimostrata molto più efficace nel controllo dei valori di glicemia e colesterolemia</strong>, quando confrontata con la dieta dell&#8217;ADA.</p>
<p><span id="more-1960"></span><br />
Dopo aggiustamento delle principali variabili che potevano influenzare questi risultati (quantità di fibre, grassi e calorie della dieta), il fattore principalmente correlato alla perdita di peso è risultato essere l&#8217;IG. Il decremento ponderale, a sua volta, è risultato correlato con la riduzione dei livelli di emoglobina glicata (A1C), che rappresenta un indice per valutare il compenso glicemico nel medio termine.<br />
Occorre tener presente anche che esistono carboidrati &#8220;buoni&#8221; e carboidrati &#8220;cattivi&#8221;: quelli &#8220;buoni&#8221; sono quelli che contengono un elevato tasso di fitonutrienti e un basso IG. I cereali integrali, la frutta, la verdura e i legumi, che contengono carboidrati &#8220;buoni&#8221;, rappresentano anche i cibi fondamentali della dieta vegana.</p>
<p>L&#8217;adozione di un&#8217;alimentazione a base di cibi con basso IG, ovvero l&#8217;eliminazione di zucchero, la sostituzione dei cereali raffinati con quelli integrali, <strong>un buon apporto di legumi, verdura e frutta è il primo passo fondamentale per tenere sotto controllo i livelli di insulina e glicemia</strong> e per alimentarsi in modo più sano e naturale.</p>
<p><strong>La dieta vegana</strong>, che si basa essenzialmente su cibi a basso IG, <strong>rappresenta pertanto un valido modello di corretta e sana alimentazione, in grado di ridurre il rischio delle gravi patologie croniche correlate allo stile di vita</strong>.</p>
<p>Fonti:<br />
<a href="http://www.scienzavegetariana.it/" target="_blank">http://www.scienzavegetariana.it/</a></p>
<p>Turner-McGrievy GM, Jenkins DJ, Barnard ND, Cohen J, Gloede L, Green AA. <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21653575" target="_blank">Decreases in dietary glycemic index are related to weight loss among individuals following therapeutic diets for type 2 diabetes</a>. J Nutr. In press.</p>
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		<title>Olio di pesce e omega3: disgustoso al palato, cattivo con i pesci e dannoso per la salute.</title>
		<link>http://www.ivegan.it/ivegan/2011/05/10/olio-di-pesce-e-omega3-disgustoso-al-palato-cattivo-con-i-pesci-e-dannoso-per-la-salute/</link>
		<comments>http://www.ivegan.it/ivegan/2011/05/10/olio-di-pesce-e-omega3-disgustoso-al-palato-cattivo-con-i-pesci-e-dannoso-per-la-salute/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 May 2011 16:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[integratori di omega3]]></category>
		<category><![CDATA[olio di pesce]]></category>
		<category><![CDATA[omega3]]></category>

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		<description><![CDATA[Facciamo il punto sull&#8217;inutilita&#8217; dei supplementi di olio di pesce. Sul blog del dott. Neal Barnard, il presidente dell&#8217;associazione dei Medici per una Medicina Responsabile, è apparso pochi giorni fa un interessante commento che sottolinea come gli acidi grassi omega 3 provenienti dal pesce, cioè il DHA e l&#8217;EPA (omega-3 a lunga catena), frequentemente utilizzati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1920" style="border: 1px solid black; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="fish oil benefit" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/05/fish-oil-benefit1.jpg" alt="" width="300" height="199" /></p>
<p><strong>Facciamo il punto sull&#8217;inutilita&#8217; dei supplementi di olio di pesce.<br />
</strong><br />
Sul blog del dott. Neal Barnard, il presidente dell&#8217;associazione dei Medici per una Medicina Responsabile, è apparso pochi giorni fa un interessante commento che sottolinea come gli acidi grassi omega 3 provenienti dal pesce, cioè il DHA e l&#8217;EPA (omega-3 a lunga catena), frequentemente utilizzati come integratori sotto forma di capsule di olio di pesce, e che ricordiamo NON sono nutrienti essenziali, non siano nemmeno quel toccasana che molti ritengono, ma anzi, oltre a non essere utili, possono anche risultare dannosi.</p>
<p><span id="more-1918"></span></p>
<p>Presentiamo il commento del dott. Barnard, con l&#8217;aggiunta di approfondimenti e ulteriori commenti a cura della dottoressa Luciana Baroni, presidente di <a href="http://www.scienzavegetariana.it/" target="_blank">Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana</a>.</p>
<h3>Acidi grassi omega-3 associati al rischio di cancro alla prostata</h3>
<p>Grazie a un nuovo studio pubblicato sull&#8217;American Journal of Epidemiology (Brasky, 2011), le persone ci penseranno ora due volte prima di assumere capsule di olio di pesce &#8211; o di mangiare pesce. Risulta infatti che gli uomini con maggiori livelli di ematici di DHA sono a maggio rischio di sviluppo di cancro alla prostata.</p>
<p>I ricercatori hanno esaminato i 3.461 partecipanti al Prostate Cancer Prevention Trial, uno studio sulla prevenzione del cancro alla prostata, e hanno riscontrato come i soggetti con i più alti livelli di DHA nel sangue avessero una probabilità  di sviluppare una forma aggressiva di cancro alla prostata di due volte e mezza superiore rispetto ai soggetti con i livelli ematici più bassi.</p>
<p>Molti studi recenti hanno dimostrato che le promesse pubblicitarie dell&#8217;olio di pesce non sono mai state mantenute. Nello specifico, non è di aiuto ai malati di cuore, non serve contro la malattia di Alzheimer, non previene la depressione, e, almeno fino ad ora, non rende i bambini più intelligenti.</p>
<p>Già nel 2005 uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA) evidenziava come, nonostante le supposte proprietà antiaritmiche dell&#8217;olio di pesce, in realtà la supplementazione con questo tipo di integratore poteva aumentare il rischio di aritmie cardiache in alcuni pazienti (Raitt, 2005). L&#8217;anno successivo, la stessa rivista pubblicava una rassegna sistematica di 38 studi scientifici che avevano valutato gli effetti del consumo degli acidi grassi omega-3 sul rischio di cancro, dalla quale emergeva che l&#8217;olio di pesce è inefficace nella prevenzione del cancro (MacLean, 2006).</p>
<p>Nello stesso anno, compariva anche sul British Medical Journal una rassegna sistematica con le stesse finalità, che, in sintonia con la precedente, confermava non solo che non vi era evidenza di un effetto protettivo della supplementazione con integratori a base di omega-3 a lunga catena sul rischio di cancro, ma nemmeno che questi risultino in grado di ridurre la mortalità totale e gli eventi cardiovascolari (Hooper, 2006).</p>
<p>Studi successivi confermavano poi l&#8217;assenza di un evidente benefico effetto di questi acidi grassi sulla salute cardiovascolare: nel 2009 l&#8217;analisi di oltre 5.000 soggetti nell&#8217;ambito del Rotterdam Study portava i ricercatori a concludere che l&#8217;assunzione di pesce o di integratori di EPA e DHA non risulti protettiva nei confronti dello sviluppo di insufficienza cardiaca (Dijkstra, 2009). Nel 2010 il New England Journal of Medicine riportava i risultati di uno studio condotto su poco meno di 5.000 pazienti che avevano già sofferto infarto miocardico, dal quale emergeva l&#8217;assenza di differenze significative nell&#8217;incidenza di nuovi eventi cardiovascolari tra coloro che consumavano integratori di omega-3 e il gruppo di controllo che aveva ricevuto un placebo, oltre alla terapia farmacologica standard (Kromhout, 2010).</p>
<p>Inoltre, a sorpresa, uno studio condotto dai ricercatori dell&#8217;Harvard School of Medicine ha trovato una correlazione tra assunzioni di pesce e di supplementi a base di acidi grassi omega-3 a lunga catena e il diabete di tipo 2. Seguendo 195.204 adulti per un periodo di 14-18 anni, i ricercatori hanno evidenziato come ad un maggior consumo di pesce e integratori di acidi grassi omega-3 a lunga catena corrispondesse un maggiore il rischio di sviluppare il diabete mellito (Kaushik, 2009).</p>
<p>Nel frattempo, i produttori di olio di pesce hanno puntato tutte le loro speranze sulle funzioni cerebrali. Forse l&#8217;olio di pesce vi rendera&#8217; piu&#8217; intelligenti, hanno pensato. Ma l&#8217;anno scorso, la ricerca in questo campo di applicazione ha distrutto anche questa speranza. A un gruppo di 867 anziani e&#8217; stato assegnato, in modo casuale, un integratore di olio di pesce contenente elevate quantità di DHA ed EPA o un placebo (una pillola senza alcun supposto contenuto attivo) a base di olio di oliva. Dopo due anni, gli anziani che consumavano l&#8217;integratore di acidi grassi omega-3 a lunga catena non hanno mostrato alcun beneficio aggiuntivo, sulle funzioni cognitive, rispetto ai soggetti che assumevano l&#8217;olio di oliva (Dangour, 2010).</p>
<p>Uno studio successivo pubblicato sul JAMA ha confermato che i supplementi di omega-3 (in questo caso, DHA) non sono in grado di rallentare la progressione del declino mentale e dell&#8217;atrofia cerebrale nei malati di Alzheimer (Quinn, 2010). Né, dall&#8217;altro lato dello spettro dell&#8217;età, i neonati sembrano ottenere benefici. Infatti un altro studio pubblicato sempre su JAMA ha mostrato che il consumo di olio di pesce ricco di DHA delle donne in gravidanza non migliora il successivo sviluppo cognitivo dei nascituri nel corso dell&#8217;infanzia e nemmeno l&#8217;incidenza di depressione post-partum della madre (Makrides, 2010).</p>
<p><strong>Questi dati portano quindi a considerare l&#8217;olio di pesce come il falso elisir di lunga vita degli imbonitori del passato. La nuova, ennesima segnalazione che collega i livelli ematici di DHA al cancro alla prostata e&#8217; un motivo in piu&#8217; per evitare il pesce e gli integratori di olio di pesce.</strong></p>
<p><strong>Il nostro organismo può infatti produrre gli acidi grassi omega-3 a lunga catena, cioè quelli presenti nel pesce, a partire dal loro precursore naturale, l&#8217;acido alfa-linolenico, l&#8217;unico acido grasso omega-3 essenziale, il quale deriva da fonte vegetale (semi di lino, noci, soia, canapa). Questo meccanismo permette all&#8217;organismo di regolare le quantità di acidi grassi a catena più lunga, cioè DHA ed EPA, sulla base delle sue necessità, evitando quindi di doversi cimentare con elevate quantità di questi grassi che, come deriva da questo breve commento, risultano, se non dannosi per la salute, sicuramente inefficaci e comunque dannosi al portafoglio non solo dei consumatori ma nache del Sistema Sanitario Nazionale, dal momento che vengono forniti gratuitamente sotto forma di farmaco ad alcune categorie di pazienti.</strong></p>
<p>Fonte:<br />
Blog di Neal Barnard, Omega-3 Fatty Acids Linked to Prostate Cancer Risk, 27 aprile 2011 (con approfondimenti e commenti aggiuntivi di Luciana Baroni).</p>
<p>Reference degli studi citati:</p>
<p>Brasky TM, Till C, White E, et al. Serum phospholipid fatty acids and prostate cancer risk: results from the Prostate Cancer Prevention Trial. Am J Epidemiol. Published ahead of print April 24, 2011. doi: 10.1093/aje/kwr027.</p>
<p>Raitt MH, Connor WE, Morris C, et al. Fish oil supplementation and risk of ventricular tachycardia and ventricular fibrillation in patients with implantable defibrillators: a randomized controlled trial. JAMA. 2005;293:2884-2891.</p>
<p>MacLean CH, Newberry SJ, Mojica WA, et al. Effects of omega-3 fatty acids on cancer risk: a systematic review. JAMA. 2005;295:403-415.</p>
<p>Hooper L, Thompson RL, Harrison RA, et al. Risks and benefits of omega-3 fats for mortality, cardiovascular disease, and cancer: systematic review. BMJ. 2006;332:752-760.</p>
<p>Dijkstra SC, Brouwer IA, van Rooij FJA, Hofman A, Witteman JCM, Geleijnse JM. Intake of very long chain n-3 fatty acids from fish and the incidence of heart failure: the Rotterdam Study. Eur J Heart Fail. 2009;11:922-928.</p>
<p>Kromhout D, Giltay EJ, Geleijnse JM. n-3 fatty acids and cardiovascular events after myocardial infarction. N Engl J Med. 2010;363:2015-2026.</p>
<p>Kaushik M, Mozaffarian D, Spiegelman D, Manson JE, Willett WC, Hu FB. Long-chain omega-3 fatty acids, fish intake, and the risk of type 2 diabetes mellitus. Am J Clin Nutr. 2009;90:613-620.</p>
<p>Dangour AD, Allen E, Elbourne D, et al. Effect of 2-y n23 long-chain polyunsaturated fatty acid supplementation on cognitive function in older people: a randomized, double-blind, controlled trial. Am J Clin Nutr. 2010;91:1725-1732.</p>
<p>Quinn JF, Rama R, Thomas RG, et al. Docosahexaenoic acid supplementation and cognitive decline in Alzheimer disease. JAMA. 2010;304:1903-1911.</p>
<p>Makrides M, Gibson RA, McPhee AJ, et al. Effect of DHA Supplementation During Pregnancy on Maternal Depression and Neurodevelopment of Young Children. JAMA. 2010;304:1675-1683.</p>
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		<title>Dieta carnea e resistenza agli antibiotici:</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 15:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo questa notizia che,  attraverso due nuovi studi affettuati uno negli usa e l&#8217;altro in Europa, mette in evidenzia i danni causati dalla enorme quantità di antibiotici presenti nella carne. Due nuovi studi confermano la pericolosita&#8217; dell&#8217;utilizzo di antibiotici negli allevamenti. [COMUNICATO STAMPA] NUOVI STUDI IN EUROPA E U.S.A. RILANCIANO L&#8217;ALLARME PER L&#8217;USO DI ANTIBIOTICI [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Riportiamo questa notizia che,  attraverso due nuovi studi affettuati uno negli usa e l&#8217;altro in Europa, mette in evidenzia i danni causati dalla enorme quantità di antibiotici presenti nella carne.</p>
<p><strong>Due nuovi studi confermano la pericolosita&#8217; dell&#8217;utilizzo di antibiotici negli allevamenti.</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1912" style="border: 1px solid black; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="icon_neic" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/05/icon_neic.gif" alt="" width="100" height="100" />[COMUNICATO STAMPA]<br />
NUOVI STUDI IN EUROPA E U.S.A. RILANCIANO L&#8217;ALLARME PER L&#8217;USO DI ANTIBIOTICI NEGLI ALLEVAMENTI:<br />
GRAVE PERICOLO PER LA SALUTE PUBBLICA. CAUSA PRIMA: TROPPI ANIMALI ALLEVATI, CONSUMI DI CARNE TROPPO ELEVATI.<br />
28 aprile 2011</p>
<p><span id="more-1910"></span></p>
<p>Due recentissime pubblicazioni, una targata USA e un&#8217;altra relativa invece all&#8217;Europa, ci dimostrano per l&#8217;ennesima volta quanto sia preoccupante l&#8217;uso e l&#8217;abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi, prassi ormai consolidata e in continuo aumento. <strong>I due nuovi studi confermano la pericolosità di un uso così estensivo di antibiotici, non a scopo curativo ma &#8220;preventivo&#8221; o di mero promotore dell&#8217;accrescimento più veloce degli animali</strong>: il problema di base è che in questo modo si sviluppano ceppi di batteri resistenti a uno o più antibiotici, e dunque quando è necessario curare una reale malattia infettiva, che sia negli animali o nell&#8217;uomo, gli antibiotici non sono più efficaci, con grave pericolo per la salute e con un significativo aumento del numero di decessi.</p>
<p><a href="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/05/cibo-medicinali2.jpg" rel="thumbnail"><img class="alignleft size-full wp-image-1915" style="border: 1px solid black; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="cibo-medicinali" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/05/cibo-medicinali2.jpg" alt="" width="270" height="176" /></a>Lo studio europeo è stato pubblicato dall&#8217;OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nell&#8217;aprile 2011 e si intitola &#8220;<strong>L&#8217;antibiotico resistenza da una prospettiva di sicurezza alimentare in Europa</strong>&#8220;. Già nell&#8217;introduzione il dossier spiega come gli antibiotici abbiano rivoluzionato il trattamento delle malattie infettive, ma che il loro uso e abuso ha causato lo sviluppo e la diffusione dell&#8217;antibiotico-resistenza. Questo è diventato oggi un problema significativo: <strong>ogni anno, nella sola Unione Europea, oltre 25.000 persone muoiono per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici</strong>, vale a dire ceppi di batteri che nel corso del tempo si sono &#8220;adattati&#8221; in modo tale da risultare immuni all&#8217;effetto di uno o più antibiotici.</p>
<p>Il dossier dell&#8217;OMS sottolinea che questo è anche un problema di sicurezza alimentare: l&#8217;uso di antibiotici negli animali d&#8217;allevamento &#8211; per la cura e la prevenzione di malattie o per l a promozione della crescita &#8211; contribuisce in modo sostanziale alla comparsa di batteri resistenti e consente ai batteri portatori dei geni responsabili di tale antibiotico-resistenza di diffondersi dagli animali agli umani attraverso la catena alimentare.</p>
<p>Lo studio statunitense è stato pubblicato sempre nell&#8217;aprile sulla rivista scientifica &#8220;Clinical Infectious Diseases&#8221; e si intitola &#8220;La resistenza multipla dello Staphylococcus aureus nella carne in USA&#8221;. In esso i ricercatori spiegano come circa la metà di tutti i prodotti carnei (compreso il pollame) venduti negli Stati Uniti siano contaminati da un tipo di batterio, chiamato Staphylococcus aureus, che risulta tra le maggiori cause di infezioni nel mondo. Tale batterio ultimamente è stato oggetto di studio a causa della crescente mortalità associata all&#8217;antibiotico resistenza, in particolare resistenza multipla, in quanto un nuovo ceppo, l&#8217;ST398, è resistente a diversi antibiotici e colonizza le persone che lavorano nel settore degli allevamenti. Vari studi hanno già dimostrato un&#8217;alta prevalenza di ceppi di tale batterio con resistenza multipla in allevamenti in Europa, Canada e USA.</p>
<p>Il nuovo studio ha valutato la presenza di S. aureus antibiotico-resistente in vari campioni di carni di 80 marche diverse in 26 negozi a Chicago, Washington, D.C., Los Angeles, Fort Lauderdale, Flagstaff. I batteri si trovavano soprattutto nella carne di tacchino, di maiale, di pollo e di manzo. Nei prodotti infetti, oltre la metà, il 52%, presentava il ceppo antibiotico-resistente del batterio, rivelando così una situazione decisamente preoccupante. In precedenza erano già state svolte indagini da parte del sistema di monitoraggio nazionale sulla resistenza antimicrobica, che aveva indicato come la carne fosse spesso contaminata da ceppi resistenti a diversi farmaci dei batteri Campylobacter, Salmonella, Enterococcus ed Escherichia coli.</p>
<p>Questo scenario è abbastanza grave da far capire, al pubblico e alle istituzioni di ogni livello, quanto sia necessario cambiare modello alimentare, e diminuire in modo drastico il consumo di carne e altri alimenti di origine animale: l<strong>&#8216;uso massiccio di antibiotici è infatti sempre più necessario negli allevamenti, perché gli animali sono tenuti in condizioni di tale affollamento e di sofferenza fisica e psicologica che non sarebbero in grado di sopravvivere senza farmaci e sostanze chimiche di vario genere</strong>. Non è realisticamente possibile mantenere gli attuali ritmi di produzione e allo stesso tempo cambiare le condizioni di allevamento in modo da non rendere più necessari antibiotici ed altri farmaci.</p>
<p>Solo il passaggio a un&#8217;alimentazione a base vegetale, iniziando fin da subito con una drastica diminuzione dei consumi di carne, pesce, latte e uova, può eliminare questo problema, che sta costando la vita a un numero sempre maggiore di persone e che, se non risolto in tempo, può portare a catastrofi di portata ben maggiore.</p>
<p><strong>Questa è una responsabilità non solo delle istituzioni, ma anche dei singoli cittadini: ciascuno sceglie &#8220;cosa mangiare&#8221; e le scelte alimentari sono l&#8217;arma più potente che abbiamo come singoli per salvaguardare la salute nostra, della collettività, del pianeta e degli animali.</strong></p>
<p>Tratto da:<br />
<a href="http://www.agireora.org/" target="_blank">agireora.org</a></p>
<p>Fonti:<br />
Waters AE, Contente-Cuomo T, Buchhagen J, et al. <a href="http://cid.oxfordjournals.org/content/early/2011/04/14/cid.cir181.full" target="_blank">Multidrug-resistant Staphylococcus aureus in US meat and poultry</a>. Clin Infect Dis. Published ahead of print April 15, 2011:doi:10.1093/cid/cir181.</p>
<p>Dossier Organizzazione Mondiale della Sanità: <a href="http://www.euro.who.int/en/what-we-publish/abstracts/tackling-antibiotic-resistance-from-a-food-safety-perspective-in-europe" target="_blank">Tackling antibiotic resistance from a food safety perspective in Europe</a>, aprile 2011</p>
<p>Comunicazione a cura di <a href="http://www.scienzavegetariana.it/" target="_blank">Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV</a> e<br />
<a href="http://www.nutritionecology.org/it/" target="_blank">NEIC, Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione<br />
</a></p>
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		<title>Bimbi vegetariani più sani e più forti. Sfatiamo il mito delle proteine aniamli.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 15:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questi i risultati di  uno studio tutto italiano: &#8220;I bimbi vegetariani hanno difese immunitarie migliori rispetto agli onnivori, i quali seguono un&#8217;alimentazione che favorisce una risposta infiammatoria più forte&#8220;. Ecco quanto riporta l&#8217;agenzia  Adnkronos Salute: -Dieta vegetariana &#8216;promossa&#8217; fin da piccolissimi: secondo una ricerca italiana questo regime alimentare, adottato nella prima infanzia, non altera l&#8217;andamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1807" style="border: 1px solid black; margin-left: 10px; margin-right: 10px;" title="lisa-grandejpg" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/02/lisa-grandejpg.jpg" alt="" width="192" height="263" />Questi i risultati di  uno studio tutto italiano: &#8220;<strong>I bimbi vegetariani hanno difese immunitarie migliori rispetto agli onnivori, i quali seguono un&#8217;alimentazione che favorisce una risposta infiammatoria più forte</strong>&#8220;.</p>
<p>Ecco quanto riporta l&#8217;agenzia  Adnkronos Salute:<br />
-Dieta vegetariana &#8216;promossa&#8217; fin da piccolissimi: secondo una ricerca italiana questo regime alimentare, adottato nella prima infanzia, non altera l&#8217;andamento della crescita. Anche se sarebbe bene che il menù &#8216;verde&#8217; fosse attentamente seguito e pianificato dal pediatra, per assicurare un buono sviluppo dei piccoli.</p>
<p><strong>E&#8217; quanto emerge da uno studio tutto italiano, condotto su 95 bambini di 1-2 anni da Leonardo Pinelli, presidente della Società scientifica nutrizionale italiana  e direttore  dell&#8217; UOC  Diabetologia, Nutrizione, Obesità in età pediatrica.</strong></p>
<p><span id="more-1798"></span></p>
<p>&#8220;In precedenti studi &#8211; ricorda l&#8217;esperto &#8211; si è visto infatti che, seguendo un menù vegetariano, ci si ammala molto meno all&#8217;asilo: i<br />
bimbi vegetariani hanno difese immunitarie migliori rispetto agli onnivori, i quali seguono un&#8217;alimentazione che favorisce una risposta infiammatoria più forte&#8221;. Il medico ha presentato le sue conclusioni nei giorni scorsi a Parma, in occasione della <strong>V edizione delle Giornate pediatriche &#8216;A. Laurinsich&#8217;, organizzata dalla Società italiana di pediatria preventiva e sociale e dalla Clinica pediatrica<br />
dell&#8217;Università di Parma</strong>.</p>
<p>&#8220;In Italia &#8211; ricorda all&#8217;Adnkronos Salute &#8211; esistono circa 7 milioni di vegetariani, con una tendenza in continuo aumento&#8221;. Lo studio è</p>
<p>stato condotto su 95 bambini tra il primo e il secondo anno di vita, nutriti con un regime alimentare esclusivamente vegetariano e nel 10% vegano (che esclude anche latte e uova)&#8221;. Tutti i piccoli osservati non erano controllati o seguiti nell&#8217;alimentazione dal pediatra, &#8220;il cui parere era per lo più contrario alla scelta vegetariana. I genitori, da parte loro, si affidavano principalmente all&#8217;esperienza o ricorrevano a libri o siti Internet, cosa che &#8211; spiega Pinelli &#8211; ha portato a errori fondamentali di impostazione. Ad esempio, se ci si basa sui testi online occorre considerare che sono redatti spesso in inglese per altri Paesi, come gli Usa, in cui i cibi arricchiti sono molto più diffusi di quanto non accada in Italia&#8221;. Dunque menù vegetariano sì, ma a patto che &#8220;sia messa in campo una corretta integrazione. In questo modo i piccoli potranno avere importanti benefici&#8221;, avverte l&#8217;esperto.</p>
<p><strong>Nello studio sui bimbi però si è visto che, nonostante gli errori &#8216;dietetici&#8217; di base, tutti i bambini vegetariani osservati presentavano &#8220;una crescita normale, e nei 21 bimbi sottoposti ad analisi di laboratorio i valori dei micronutrienti sono risultati regolari&#8221;.</strong></p>
<p>Solo in pochi casi, prosegue Pinelli, si sono riscontrate alterazioni del ferro e della vitamina B12, &#8220;in linea comunque col tipo di<br />
alimentazione comune in Italia&#8221;. I bambini che hanno preso parte allo studio provenivano dal Centro e dal Nord Italia e la scelta di<br />
un&#8217;alimentazione prettamente vegetariana era legata nel 60% dei casi a un orientamento etico dei genitori, nel 32% a motivi di salute, nel 4% a motivi religiosi ed infine, per un altro 4%, a motivazioni legate all&#8217;ambiente.</p>
<p>Questo studio ha dimostrato come, &#8220;<strong>anche in età pediatrica, una dieta alimentare di tipo vegetariano</strong> &#8211; sintetizza l&#8217;esperto &#8211; <strong>non risulta dannosa</strong>, anche se dovrebbe essere ben pianificata da pediatri specializzati, affinchè possa essere sicura e valida per una buona crescita e un buon sviluppo dei piccoli. <strong>Dunque è necessario che i pediatri di famiglia non solo non ostacolino la scelta vegetariana da parte dei genitori</strong> &#8211; conclude &#8211; <strong>ma raggiungano con il tempo un livello di formazione tale da poter supportare le famiglie, senza costringerle a un pericoloso fai da te</strong>&#8220;.</p>
<p>Adnkronos Salute</p>
<p>A RIGOR DI LOGICA E VISTI I RISULTATI DELLO STUDIO, SAREBBE OPPORTUNO  CONSIGLIARE ANCHE E SOPRATTUTTO AI GENITORI DI BIMBI ONNIVORI, DI PRESTARE MAGGIORE  PREMURA PER LA DIETA DEI LORO PICCOLI, VALUTANDO CON  ATTENZIONE E FIDUCIA LA SCELTA VEGETALE COME INTEGRAZIONE O SOSTITUZIONE DELL&#8217;ABITUALE ALIMENTAZIONE CARNEA.</p>
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		<title>Cioccolato: l&#8217;antiossidante naturale più efficace e piu&#8217; goloso.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 17:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[cacao]]></category>
		<category><![CDATA[cacao e antiossidanti]]></category>
		<category><![CDATA[cioccolata]]></category>
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		<category><![CDATA[fave di cacao]]></category>
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		<description><![CDATA[Il cioccolato è una coccola: avvolgente, goloso, intenso, perfetto per risollevarci l&#8217;umore&#8230; A tirarci ancora più su il morale è la notizia che il cioccolato è anche ricco di antiossidanti, molti più di quanti ne contengono frutta e verdura, ha un maggiore quantitativo di polifenoli e flavanoli ed è quindi considerato un super-frutto. Ora abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1788" style="border: 0pt none; margin: 5px;" title="love_chocolate-quad" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/02/love_chocolate-quad.jpg" alt="" width="193" height="194" /></p>
<p>Il cioccolato è una coccola: avvolgente, goloso, intenso, perfetto per risollevarci l&#8217;umore&#8230;<br />
A tirarci ancora più su il morale è la notizia che il cioccolato è anche <strong>ricco di antiossidanti</strong>, molti più di quanti ne contengono frutta e verdura, ha un maggiore quantitativo di <strong>polifenoli</strong> e <strong>flavanoli</strong> ed è quindi considerato un super-frutto.</p>
<p><strong>Ora abbiamo la prova che cedere alle tentazioni, non solo fa bene all&#8217;umore, ma anche alla nostra salute!</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><span id="more-1787"></span></p>
<p>I ricercatori dell<strong>’Hershey Center for Health &amp; Nutrition</strong>, hanno confrontato l’attività antiossidante della polvere di cacao con quella di alcuni frutti in polvere, il risultato è stato piu&#8217; che confortante.</p>
<p>La comparazione ha stabilito la supremazia nutritiva dei semi di cacao già dalla quantità di <strong>flavanoli</strong>, un tipo di fitonutrienti appartenenti al più ampio gruppo dei flavonoidi, (tra le proprietà loro riconosciute, quella di <strong>mantenere in salute i vasi sanguigni</strong> e di <strong>abbassare il rischio di aggregazione piastrinica</strong> che provoca la coagulazione del sangue) e dei<strong> polifenoli</strong>, antiossidanti naturali presenti nelle piante che possono risultare utili nella<strong> prevenzione dell&#8217;ossidazione delle lipoproteine e contro i radicali liberi</strong> (tra gli effetti benefici a loro imputati, quelli a livello cardiovascolare, a livello cognitivo e contro la crescita tumorale).</p>
<p>I ricercatori hanno paragonato gli antiossidanti contenuti nei semi di cacao, nel cioccolato fondente, nella cioccolata calda e in diversi tipi di frutta e succhi di frutta, concludendo che <strong>cacao e cioccolato hanno capacità antiossidanti superiori della frutta ma anche della cioccolata calda</strong>, in cui la maggior parte delle sostanze benefiche risultano alterate dal processo di preparazione.</p>
<p>I semi di cacao e il cioccolato fondente, soprattutto se lavorato a basse temperature, sono il modo migliore per assaporare a pieno il gusto del cioccolato, e godere dei molti benifici che ci offre: <strong>migliora la pressione sanguigna</strong>,<strong> regola i livelli di colesterolo, aiuta a rallentare l&#8217;invecchiamento fisico e mentale e soprattutto,  garantisce il buon umore e aiuta a far bene l&#8217;amore&#8230;</strong></p>
<p>Meglio di così!</p>
<p>Tratto da una ricerca pubblicata sul  <a href="http://www.journal.chemistrycentral.com/content/5/1/5" target="_blank">chemistry central journal</a></p>
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		<title>Non è tutto Vegan quel che &#8220;luccica&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 16:04:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per chi ha necessità, o come noi, sceglie di seguire uno stile di vita che escluda  l&#8217;impiego di prodotti animali, è importante riconoscere gli ingredienti &#8220;segreti&#8221; e con nomi spesso  impronunciabili, che si nascondono negli alimenti di uso comune. Vi proponiamo questo interessante articolo di  greenMe.it che ci svela 7 componenti di origine animale a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1760" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="etichetta" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/02/etichetta.jpg" alt="" width="144" height="129" />Per chi ha necessità, o come noi, sceglie di seguire uno stile di vita che escluda  l&#8217;impiego di prodotti animali, è importante riconoscere gli ingredienti &#8220;segreti&#8221; e con nomi spesso  impronunciabili, che si nascondono negli alimenti di uso comune.</p>
<p>Vi proponiamo questo interessante articolo di  <strong>greenMe.it</strong> che ci svela <strong>7 componenti di origine animale </strong>a cui fare particolare attenzione.</p>
<p>Buona lettura quindi, di questo articolo e soprattutto&#8230;delle<strong> etichette</strong>!</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong><span id="more-1758"></span></strong><strong>7 INGREDIENTI DI ORIGINE ANIMALE CHE SI NASCONDONO NEI PRODOTTI COMUNI</strong></p>
<p>A prima vista, per chi ha scelto un’alimentazione vegan, potrebbe sembrare molto semplice evitare nella propria dieta prodotti di origine animale. Dopo tutto, carne, latticini, uova, pesce, ecc..non hanno bisogno di presentazioni. Ma in realtà è invece molto più difficile di quanto sembri! Infatti, come abbiamo visto anche nei 7 alimenti comuni dove si nascondono grassi animali, spesso ingredienti di origine animale possono nascondersi proprio in quei cibi e bevande di cui non sospetteremmo mai.</p>
<p>Ad esempio lo sapevate che la cheratina presente nel vostro shampoo preferito viene estratta proprio dagli zoccoli, piume, corna e peli delle più belle creature viventi? Oppure che la famosa essenza di muschio, che sembrerebbe derivare da una pianta, in realtà viene estratta dai genitali del piccolo cervo asiatico del nord senza corna?E non è finita qui, spesso in alcune tipologie di vini o addirittura  birre si può trovare: colla di pesce, albume d’uovo e perfino sangue di  bue! Ovviamente tutto questo per rendere la bevanda non solo più  piacevole al gusto ma anche all’occhio.</p>
<p>Ma andiamo con ordine e  tenetevi forte perché ecco che arriva la top dei 7 ingredienti di  derivazione animale che si nascondono nei prodotti di uso comune.</p>
<p><strong>1</strong> CARMINIO<br />
Carminio no, non è uno strano nome di persona, bensì un<strong> colorante naturale rosso estratto dal corpo disseccato dell’insetto cocciniglia</strong> del carminio (Dactylopius coccus). Questo si può trovare facilmente in<strong> bevande alla frutta, salse, ciliegie candite in barattolo</strong>, ma è spesso anche usato nei <strong>cosmetici</strong> o addirittura nelle<strong> pitture ad olio o negli acquarelli</strong> per colorare.<br />
Solitamente quando viene utilizzato come additivo alimentare, il carminio deve essere inserito negli ingredienti presenti nell’etichetta sulla confezione.<br />
In realtà l’allevamento di questi insetti, al fine dell’estrazione del colorante, risale al Messico di ben 400 anni fa, ed oggi, secondo una relazione del Wall Street Journal, gli insetti sono allevati in alcune aziende del Perù, del Messico e delle Isole Canarie, dove si nutrono di cactus. La polvere colorata è estratta e filtrata dai corpi riscaldati ed essicati dell’insetto femmina. <strong>Ci vogliono 70.000 coleotteri per fare un chilo di carminio buono sul mercato.<br />
</strong>Ma questo colorante non è solo un pericolo per chi ha deciso di seguire un alimentazione vegan, piuttosto lo è per la salute di chiunque altro, in quanto le allergie che ne derivano posso essere molto gravi.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong><br />
2</strong> CASEINA<br />
La caseina è una proteina che si trova principalmente nel latte fresco. E’ utilizzata spesso come legante in molti alimenti ad esempio nel pane, nei cereali trasformati, nelle zuppe istantanee, nella margarina, nei condimenti per l’insalata nei dolci e in molti preparati per torte. Ma si può trovare anche in alcuni farmaci e per rendere le cose più difficile anche in alcuni prodotti etichettati “senza lattosio”, in quanto questa indicazione non sempre significa “senza latte”. Ma la difficoltà non è solo per chi ha scelto una dieta vegan, piuttosto lo è anche per chi è allergico, come nel caso del carminio, alla caseina. Infatti questo prodotto di origine animale deve essere espressamente indicato nell’etichetta, ed è uno dei buoni motivi per leggerle sempre molto attentamente.</p>
<p><strong><br />
3</strong>GELATINA<br />
Per molti di noi, spesso, un dovere quotidiano è proprio quello di assumere ogni mattina delle vitamine: sostanze nutritive importantissime che però sono molte volte racchiuse in un piccolo cappuccio di “gel”, un piccolo tappo fatto appunto di gelatina.<br />
Una definizione generica di gelatina potrebbe essere questa: incolore, agente addensante che viene utilizzata spesso per dare corpo ai dolci.<strong> Questo addensante</strong> che solitamente viene utilizzato nell’industria farmaceutica ed alimentare è appunto di origine animale, ed è<strong> preparato partendo dalla denaturazione termica del collagene, isolato dalla pelle e dalle ossa degli animali. Ma può anche essere estratto dalla pelle del pesce.</strong><br />
Possiamo trovare la gelatina non solo nelle caramelle o sopra le vitamine o medicinali in genere ma anche molto spesso nello yogurt e nei cereali.<br />
Dunque molta attenzione! Un ottimo sostitutivo della gelatina e assolutamente naturale è l’ agar agar conosciuto anche come &#8220;kanten&#8221;.</p>
<p><strong>4</strong> COLLA DI PESCE<br />
Se tutto quanto detto fin’ora non vi ha per niente stupito allora forse sarete pronti per questo: <strong>la colla di pesce si ottiene dalla vescica natatoria dello storione ed è spesso usata per schiarire vini (in particolare quelli bianchi) e birre.</strong> Sarebbe arrivato proprio il caso di lasciare ai pesci le loro vesciche e stare più attenti nel momento in cui si acquista una <a href="http://shop.ivegan.it/advanced_search_result.php?keywords=VINO&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">bottiglia di vino</a>. Meglio preferire sempre un buon bicchiere di vino biologico. E per chi ha voglia di dissetarsi con una “bella bionda” anche qui la scelta non manca, addirittura non sapevate che una <a href="http://shop.ivegan.it/advanced_search_result.php?keywords=BIRRA&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank">Birra</a> al giorno toglie diabete e ipertensione di torno?</p>
<p><strong>5</strong> CAGLIO<br />
Una delle ragioni per cui <strong>molti vegetariani esitano ad intraprendere la via verso il veganismo</strong>, è proprio il<a href="http://shop.ivegan.it/formaggi-vegan-c-32.html" target="_blank"><strong> formaggio</strong></a>. Più in particolare, non vogliono smettere di mangiare il formaggio e gli orrori sono meno evidenti con i prodotti lattiero-caseari rispetto a quelli con la carne.<br />
Ma forse però  ci si dimentica del <strong>caglio</strong> e della sua provenienza. Infatti il caglio di origine animale è <strong>estratto dai vitelli o ovicaprini non svezzati</strong>, ed è utilizzato proprio per la produzione del formaggio. A peggiorare le cose, circa l&#8217;80 e il 90% di formaggi in commercio* prodotti negli Stati Uniti e in Inghilterra contengono caglio a base di OGM, ovvero geneticamente modificato.</p>
<p><strong>*nota ivegan</strong>: usati per lo piu&#8217; per alimenti pronti surgelati,  snack e prodotti da forno</p>
<p><strong>6</strong><strong> </strong>SIERO<br />
Un sottoprodotto della produzione del formaggio, il siero è<strong> la parte liquida del latte che si separa dalla cagliata</strong> durante la caseificazione. Il siero è spesso utilizzato come <strong>additivo in alcuni prodotti alimentari e di pasticceria</strong>, e come cibo per animali. Il siero, essendo un’ottima fonte di proteine, è la base di bevande proteiche degli atleti e di tutti coloro che desiderano costruire o riparare i propri tessuti muscolari. E’ inoltre un importante complemento per chi ha una mobilità limitata agli arti, in quanto contribuisce alla prevenzione di atrofia delle cellule muscolari*. Essendo un prodotto di origine animale è indiscutibilmente fuori di una dieta vegan, ma essendo una superlativa fonte di proteine molti vegetariani soprattutto sportivi lo ricercano come ingrediente.<br />
Ma dove si trova nascosto il siero?  Ebbene si, nei<strong> cereali in scatola</strong>, nel<strong> pane </strong>ed infine nel <strong>muesli</strong>.</p>
<p><strong>*nota ivegan: </strong>va detto comunque che le proteine di origine vegetale garantiscono gli stessi risultati provocando di certo meno danni per la salute nostra e degli animali</p>
<p><strong><br />
7</strong>CRUDELTA&#8217;<br />
E per finire..l&#8217;istituzione moralmente indifendibile e scientificamente debole della sperimentazione animale è l&#8217;ingrediente spaventosamente nascosto in una vasta gamma di prodotti.<br />
Per porre fine a questa pratica arcaica, dobbiamo educare noi stessi e il lavoro verso metodi alternativi di scoperta e ricerca per creare nuovi prodotti cruelty-free dunque rigorosamente non testati sugli animali.</p>
<p>Gloria Mastrantonio</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.greenme.it/" target="_blank">greenme.it</a></p>
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		<title>Omega3: buone notizie per vegani e vegetariani</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 16:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OMEGA-3: NON SOLO PESCE. L&#8217;assunzione di omega 3 e&#8217; piu&#8217; efficiente se questi provengono dai vegetali, lo dimostra un nuovo studio. Una buona notizia per vegetariani e vegani &#8211; e per i nostri mari &#8211; giunge da una recente ricerca medico-scientifica condotta alla fine dell&#8217;anno scorso in Gran Bretagna e i cui risultati sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/01/secca300.jpeg" rel="thumbnail"><img class="alignleft size-full wp-image-1749" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="secca300" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2011/01/secca300.jpeg" alt="" width="192" height="219" /></a>OMEGA-3: NON SOLO PESCE.<br />
<strong>L&#8217;assunzione di omega 3 e&#8217; piu&#8217; efficiente se questi provengono dai vegetali</strong>, <strong>lo dimostra un nuovo studio</strong>.</p>
<p>Una buona notizia per vegetariani e vegani &#8211; e per i nostri mari &#8211;  giunge da una recente ricerca medico-scientifica condotta alla fine  dell&#8217;anno scorso in Gran Bretagna e i cui risultati sono stati resi noti  in un articolo apparso di recente sull&#8217;American Journal of Clinical  Nutrition.<br />
<strong>Vegetariani e vegani provvederebbero autonomamente alle proprie  necessità di acidi grassi essenziali omega-3 </strong>a lunga catena (presenti  nel pesce) ricavandoli dagli acidi grassi omega-3 vegetali, quindi senza  dover introdurre nella propria dieta la carne di pesce. Tali grassi  sono importanti per il buon funzionamento dei meccanismi metabolici.</p>
<p><span id="more-1748"></span><br />
E&#8217; già noto da tempo come gli omega-3 si possano ricavare molto più  facilmente da fonti vegetali, come <strong>noci, semi di lino e olio di semi di  lino</strong>, piuttosto che dal pesce (che ne contiene decisamente meno di  quanto si crede), ma questo nuovo studio rende ancora più evidente come  la fonte privilegiata di questi acidi grassi essenziali sia proprio  quella vegetale.</p>
<p>Il Dr Welch e la sua equipe hanno analizzato dapprima 14.422 uomini e  donne dai 39 ai 78 anni all&#8217;interno dello studio EPIC (European  Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) e successivamente  hanno selezionato 4.902 soggetti nei quali erano stati misurati i  livelli plasmatici dei PUFAs (polyunsantured fatty acids: acidi  polinsaturi, cioè omega-3 e omega-6).</p>
<p>L&#8217;acido alfa-linolenico ALA (precursore degli acidi grassi omega-3 a  lunga catena) una volta introdotto nel nostro organismo con  l&#8217;alimentazione, viene metabolizzato e trasformato in EPA e DHA,  entrambi votati a alle fondamentali funzioni organiche quali la  <strong>formazione delle membrane cellulari, lo sviluppo e il funzionamento del  cervello e del sistema nervoso periferico, la produzione di eicosanoidi  che regolano la pressione arteriosa, la risposta immunitaria ed  infiammatoria.</strong></p>
<p>Lo studio ha mostrato come, a fronte di una minore introduzione di  omega-3 attraverso la dieta tipica dei vegetariani/vegani, se paragonata  a chi consuma pesce in quantità (con una percentuale che va dal 57%  all&#8217;80 % di differenza), i<strong> livelli di EPA e DHA sono risultati essere  pressoché uguali nei due gruppi di campioni studiati.</strong></p>
<p><strong>Ci sarebbe dunque &#8211; spiegano i ricercatori &#8211; una &#8220;efficienza di  conversione&#8221; in acidi grassi omega-3 a lunga catena significativamente  maggiore nei vegetariani/vegani rispetto a coloro che consumano pesce.</strong><br />
E&#8217; un dato importante che, oltre al significato etico, getta una luce  positiva anche sul futuro delle specie marine selvatiche che,  pericolosamente depauperate, sono destinate ad estinguersi.<br />
L&#8217;EPIC rappresenta il più vasto studio di popolazione condotto sui  livelli di ALA e sulla conversione in EPA e DHA e, se questi risultati  saranno supportati da ulteriori studi, cambieranno le raccomandazioni  per la Salute pubblica, il che avrà un effetto positivo anche sulla  preservazione delle specie marine.</p>
<p>Tratto da: <a href="http://www.scienzavegetariana.it/" target="_blank">scienzavegetariana.it</a></p>
<p><strong>Fonte:</strong><br />
Ailsa A Welch, Subodha Shakya-Shrestha, Marleen AH Lentjes, Nicholas J  Wareham, Kay-Tee Khaw, &#8220;Dietary intake and status of n-3 polyunsaturated  fatty acids in a population of fish-eating and non-fish-eating  meat-eaters, vegetarians, and vegans and the precursor-product ratio of  alpha-linolenic acid to long-chain n-3 polyunsaturated fatty acids:  results from the EPIC-Norfolk cohort&#8221;, American Journal of Clinical  Nutrition November 2010, Volume 92, Number 5, Pages 1040-1051,  doi:10.3945/ajcn.2010.29457<br />
<a href="http://www.ajcn.org/content/92/5/1040.abstract?etoc" target="_blank">http://www.ajcn.org/content/92/5/1040.abstract?etoc</a></p>
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		<title>Lupini e sperimentazione animale, binomio inaspettato.</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 14:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marzia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vivisezione]]></category>

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		<description><![CDATA[In che modo la vivisezione e  l&#8217;innocuo, anzi salutare,  lupino possono essere messi in relazione? Molto facilmente, se l&#8217;azienda produttrice di alimenti proteici a base di lupino dichiara di essere impegnata nella ricerca scientifica  e di essere addirittura parte di una societa&#8217; che commisiona ed esegue sperimentazione animale insieme all&#8217;universita&#8217; degli studi di Milano. Sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In che modo la vivisezione e  l&#8217;innocuo, anzi salutare,  lupino possono essere messi in relazione?</strong></p>
<p>Molto facilm<img class="alignleft size-medium wp-image-1643" style="border: 1px solid black; margin: 5px;" title="lupini-vv" src="http://www.ivegan.it/wp-content/uploads/2010/10/lupini-vv-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />ente, se l&#8217;azienda produttrice di alimenti proteici a base di lupino dichiara di essere impegnata nella ricerca scientifica  e di essere addirittura parte di una societa&#8217; che commisiona ed esegue sperimentazione animale insieme all&#8217;universita&#8217; degli studi di Milano.<br />
Sembra assurdo eppure e&#8217; così,<strong> topi e conigli utilizzati come cavie di terribili esperimenti e poi uccisi</strong> come avviene per la maggior parte degli animali da laboratorio, tutto questo <strong>per dare un valore commerciale piu&#8217; alto ad un prodotto</strong> che probabilmete era stato sin ora acquistato sopratutto da persone che, come noi, scelgono di non nutrirsi di prodotti animali non solo per questioni salutistiche, ma soprattutto etiche.</p>
<p>Di seguito un articolo di <a href="http://www.agireora.org/" target="_blank">Agire ora</a> che puo&#8217; chiarirci le idee:</p>
<p><span id="more-1642"></span></p>
<h2>Il lupino e la vivisezione</h2>
<p>Ecco come un cibo naturale e salutare esistente da millenni è stato usato in esperimenti su animali.</p>
<p>La vivisezione purtroppo si nasconde anche dove meno ce lo aspettiamo.  Difficilmente si vigila quando si compra al supermercato una cotoletta  vegetale fatta di lupino: si leggono gli ingredienti per assicurarsi che  sia tutto vegetale e nessun animale sia stato ucciso per quel prodotto,  ma non si va certo a pensare che lì dietro si nasconda l&#8217;orribile  realtà della sperimentazione su animali.</p>
<p>Eppure, così è.</p>
<p>Abbiamo scoperto per un caso fortuito che l&#8217;azienda produttrice di  prodotti a base di lupino, la Dominae Trading S.r.l., sul suo sito  orgogliosamente dichiara di essere &#8220;costantemente impegnata nella  ricerca scientifica&#8221;  e di essere &#8220;parte di una società denominata HPF  NUTRACEUTICS S.r.l., compartecipata anche dall&#8217;Università degli Studi di  Milano, che ha lo scopo di approfondire le ricerche e gli studi clinici  sui prodotti a base di lupino&#8221;.</p>
<p>Bene, si può pensare a prima vista, &#8220;studi clinici&#8221;, quindi benissimo,  sono studi su persone che decidono di consumare questi prodotti.  Purtroppo, invece, non sono certo solo gli studi clinici su umani quelli  in cui questa azienda è coinvolta, perché, nella stessa pagina, <a href="http://www.lupino.it/chi_siamo.html" target="_blank">http://www.lupino.it/chi_siamo.html</a>,  tra le &#8220;Sperimentazioni effettuate&#8221; abbiamo letto &#8220;in vivo sui topi&#8221;,  &#8220;in vivo sui conigli&#8221;. Queste due diciture sono state tolte, dopo le  prima proteste che l&#8217;azienda ha ricevuto, ma cancellare quelle due righe  non cancella certo gli esperimenti fatti su animali.</p>
<p>Ma andiamo avanti.</p>
<p>Sul sito di questa società &#8220;HPF NUTRACEUTICS S.r.l.&#8221;,  <a href="http://www.hpfnutraceutics.com/" target="_blank">http://www.hpfnutraceutics.com/</a> troviamo confermato che i produttori del cibo a base di lupino, Dominae  Trading S.r.l. sono azionisti della HPF Nutraceutics e che i membri  fondatori della HPF sono i porofessori Cesare R. Sirtori e Anna Arnoldi.  Andiamo dunque a vedere gli articoli pubblicati da Sirtori o Arnoldi o  entrambi sul tema della ricerca sulle proprietà benefiche dei lupini, in  particolare per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.</p>
<p>In mezzo a studi potenzialmente utili, cioè clinici su umani, oppure in  vitro su cellule umane, troviamo esecrabili studi su ratti e su conigli,  eccoli:</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17191026" target="_blank">Lupin  (Lupinus albus) protein isolate (L-ISO) has adequate nutritional value  and reduces large intestinal weight in rats after restricted and ad  libitum feeding<br />
</a>(Caligari S, Chiesa G, Johnson SK, Camisassi D, Gilio D, Marchesi M,  Parolini C, Rubio LA, Sirtori CR., &#8211; Ann Nutr Metab. 2006;50(6):528-37.  Epub 2006 Dec 21)</p>
<p>Questo è uno studio fatto sui ratti, tenuti in gabbia in laboratorio e nutriti con alte dosi di lupino.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14704287" target="_blank">Proteins  of white lupin seed, a naturally isoflavone-poor legume, reduce  cholesterolemia in rats and increase LDL receptor activity in HepG2  cells<br />
</a> (Sirtori CR, Lovati MR, Manzoni C, Castiglioni S, Duranti M, Magni C,  Morandi S, D&#8217;Agostina A, Arnoldi A. &#8211; J Nutr. 2004 Jan;134(1):18-23)</p>
<p>Anche questo studio è fatto sui ratti, ai quali veniva somministrata una  dieta ad elevato contenuto di colesterolo. Alla metà di questi topi  veniva poi somministrata ogni giorno una dose di proteine estratte dal  lupino, con la tecnica del gavage, cioè veniva loro infilato un sondino  nello stomaco e lì venivano inserite le proteine del lupino.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18315889" target="_blank">Hypolipidaemic and anti-atherosclerotic effects of lupin proteins in a rabbit model</a><br />
(Marchesi M, Parolini C, Diani E, Rigamonti E, Cornelli L, Arnoldi A, Sirtori CR, Chiesa G. &#8211; Br J Nutr. 2008 Mar 4:1-4.)</p>
<p>Questo terzo studio è invece svolto sui conigli, ed è ancora più  invasivo (a dir poco&#8230;) dei precedenti.  Sono stati presi 18 conigli, è stata loro causata una placca  sull&#8217;arteria carotidea attraverso una lesione perivascolare. Dopo  l&#8217;operazione, ai conigli è stata somministrata una dieta ad alto  contenuto di colesterolo, e poi le solite proteine del lupino.<br />
Dopo 90 giorni, gli animali sono stati uccisi per essere esaminati.<br />
E non crediate che negli studi precedenti gli animali non venissero  uccisi: gli animali sono sempre uccisi a fine esperimento, a meno che  non servano per un esperimento successivo, ovviamente.<br />
Qui è disponibile anche l&#8217;articolo completo, non solo l&#8217;abastract: <a href="http://journals.cambridge.org/action/displayAbstract?fromPage=online&amp;aid=2200808" target="_blank">Articolo completo</a></p>
<p>Cosa dire?</p>
<p>Si rimane senza parole. Non ci interessano per nulla i risultati che  sono stati ottenuti, sono irrilevanti, perché questa non è scienza, è  sperimentazione animale, e i due termini sono in antitesi.</p>
<p>Ma in realtà di cose da dire ce ne sono, eccome.</p>
<p><strong>Primo, la violenza perpetrata e la sofferenza causata a questi animali, usati, manipolati, feriti, e poi uccisi</strong>.  Perché mai dovremmo comprare dei prodotti da un&#8217;azienda che è  azionista, e pubblicizza orgogliosamente questa collaborazione, di una  società i cui rappresentanti e fondatori compiono queste azioni sugli  animali?! Un&#8217;azienda che, in risposta alle proteste che le sono  pervenute, risponde dicendo che a questi animali non viene fatto nulla,  vengono solo nutriti col lupino e poi vengono fatti loro gli esami del  sangue? Ma chi credono che siamo, gente che si può mettere a tacere  dicendo &#8220;Ma no, questa non è vivisezione, è sperimentazione animale!&#8221;.  Ma pensate che cambiando le parole cambi la sostanza e la sofferenza, la  prigionia, la morte, cui gli animali sono sottoposti?</p>
<p>Non abbiamo dubbi che questi animali siano stati trattati secondo la  legge, come in tutti gli articoli gli sperimentatori si affrettano a  precisare. Siamo ragionevolmente certi che nessuna illegalità sia stata  commessa. Non servono illegalità, sugli animali ciascun sperimentatore  può fare quel che vuole, qualsiasi induzione di sofferenza e qualsiasi  uso è ammesso, quindi è molto facile non infrangere la legge.</p>
<p><strong> Secondo, l&#8217;inutilità di questi studi su animali</strong>. Ma veramente  questa azienda è convinta che creando situazioni di malattia artificiale  in una specie animale, e somministrando l&#8217;estratto di proteine di  lupino come fosse una medicina, questo ci possa dire qualcosa circa  l&#8217;utilità del lupino in una REALE situazione di patologia UMANA in cui  vi sia una NORMALE alimentazione con cibi a base di lupino?! Ma  VERAMENTE credono questo?! Ci auguriamo che non possano credere qualcosa  di così assurdo. Magari pensano di vendere di più pubblicizzando questi  risultati, magari credono che i loro clienti siano più desiderosi di  consumare i loro prodotti in seguito a questo.</p>
<p>Ma quali clienti? Quelli che sono così disinformati da credere che  questo genere di studi serva a qualcosa? Quelli che sono così fuori  dalla realtà da credere che un uomo che soffre di una patologia  cardiovascolare sia un coniglio gigante cui è stata creata  chirurgicamente una placca su un&#8217;arteria?!  Magari questo genere di clienti possono apprezzare questi studi.<br />
I clienti animalisti, antivivisezionisti, vegetariani e vegani&#8230; no.<br />
Eppure, questa azienda (parliamo sempre dei produttori, Dominae  Trading), una volta ricevute alune proteste, ben lungi dal prendere le  distanze da questi studi, oltre a difenderli sul piano etico, li difende  anche sul piano scientifico, sostenendo come siano utili a dimostrare  l&#8217;efficacia del lupino!</p>
<p><strong>Terzo, la futilità di questi studi su animali</strong>. Ma che  bisogno c&#8217;era? Che bisogno c&#8217;era di questi studi, quando ne esistono già  a centinaia che mostrano come l&#8217;alimentazione a base di cibi animali  porti a malattie cardiovascolari, e come una a base vegetale a basso  contenuto di grassi non solo previene, ma anche fa regredire queste  malattie! Ma è ovvio che mangiare cibi a base di lupino al posto della  bistecca previene le malattie cardiovascolari. E&#8217; ovvio e risaputo.  Perché trattare il lupino come una medicina di cui testare l&#8217;efficacia?  E&#8217; un cibo salutare che esiste da decenni, basta contribuire a  diffondere le conoscenze che già esistono sull&#8217;efficacia di una dieta  100% vegetale, per invogliare le persone a consumarlo. Non collaborare  con un&#8217;azienda che fa esperimenti su animali!</p>
<p>Ecco, i prodotti a base di lupino che trovate su <a href="http://www.lupino.it/prodotti.htmlhttp://" target="_blank">http://www.lupino.it/prodotti.html</a> hanno questo, dietro. Non diciamo che &#8220;nascondono&#8221; questo, perché non  lo nascondono affatto, fino a pochi giorni fa i produttori elencavano  orgogliosamente sul proprio sito i test su animali che dimostravano la  salubrità del loro prodotto, e inoltre il legame con la HPF Nutraceutics  è pubblico e palese, non certo nascosto.</p>
<p>E&#8217; vero che non c&#8217;è limite a cosa i vivisettori possono inventarsi, e  che quindi purtroppo virtualmente ogni cibo, dalla soia, ai fagioli, ai  cavoli, alle patate è stato usato in esperimenti su animali per cercare  di dimostrare cose ovvie o cose senza senso. Ma un conto sono gli  esperimenti  che incontrollabili &#8220;scienziati&#8221; decidono di fare, per cui  non si può certo colpevolizzare chi coltiva i cavoli o vende fagioli o  prodotti di soia; altra cosa è un&#8217;azienda che collabora con chi questi  esperimenti li fa, e poi li pubblicizza  e li sostiene.</p>
<p>Ecco, quindi, a tutti i vegetariani e vegan e a chi è sulla via di  diventarlo, a tutti quelli che compravano i prodotti a base di lupino,  ma anche ai distributori e ai negozi, che ben sanno che la maggior parte  delle persone è contraria alla vivisezione, specie per motivi così  futili e insensati&#8230; a tutti loro è nostro dovere far sapere queste  informazioni, in modo che ciascuno faccia la propria scelta informata.</p>
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