Cambiamenti climatici e specie migratorie: la catastrofe e’ alle porte.
Perderemo per sempre animali come tartarughe, balene azzurre e manati?
Sembrerebbe di si rispetto al rapporto pubblicato dall’United Nations environment programme (Unep), la Zoological society of London e la Convention on the conservation of migratory species dell’Unep (Cms) dal titolo “Climate change catastrophe for migratory species” che ci rivela quanto le specie migratrici, come le tartarughe e le balene siano estremamente vulnerabili al cambiamento climatico.
A Londra, in occasione della presentazione del libro “Survival: Saving Endangered Migratory Species“, del giornalista Stanley Johns e di Robert Vagg, si sono discussi i primi risultati del rapporto e analizzate le possibili soluzioni ad un problema che si preannuncia catastrofico per la sorte degli animali migratori terrestri di aria e marini in particolare.
Tra le specie più in pericolo c’è anche la tartaruga Caretta Caretta, un tempo comune anche nel Mediterraneo, a rischio per la rarefazione delle spiagge favorevoli alla deposizione delle uova a causa dell’aumento del livello dei mari e dell’aumento delle temperature che potrebbero causare la femminilizzazione dell’intera popolazione, comportano la rapida scomparsa dei maschi della specie. E’ infatti la temperatura che determina il sesso delle Caretta caretta.
Anche le tartarughe verdi, quelle Liuto e quelle Embricate, le balene azzurre, i Manati dell’Africa occidentale e i pesci gatto gigante sono considerate specie ad alto rischio di scomparsa a causa del cambiamento climatico. Il calo delle precipitazioni sta mettendo a rischio il fenicottero delle Ande e molte specie dell’avifauna legate all’acqua dolce. La riduzione degli habitat rischia di far estinguere l’addax, la gazzella civetta e quella dama. La diminuzione delle portate dei fiumi ha già messo in crisi il delfino del Gange.
La segretaria del Cms, Elizabeth Maruma Mrema, è molto preoccupata: «Le specie migratrici sono particolarmente minacciate dal cambiamento climatico perché dipendono da habitat differenti per riprodursi, nutrirsi e riposarsi. Le conclusioni di questo rapporto hanno l’obiettivo di facilitare gli interventi della Convenzione per aiutare le specie migratrici nel loro adattamento al cambiamento climatico a livello mondiale»
Il responsabile dei progetti della Zoological society of London, Aylin McNamara, che ha condotto le ricerche per il Cms e l’Unep, é convinto che «L’aumento delle temperature, i cambiamenti dei livelli delle precipitazioni, l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione degli oceani, i cambiamenti nelle correnti oceaniche e i fenomeni meteorologici estremi colpiranno tutte le popolazioni di specie migratrici. Degli sforzi internazionali sono essenziali per sostenere la conservazione di queste specie al di là delle frontiere nazionali e per lottare contro il cambiamento climatico. Questa valutazione della vulnerabilità delle specie ci indica l’ordine probabile nel quale queste specie spariranno. Se la situazione attuale persiste e se le emissioni di CO2 restano allo stesso livello, è difficile immaginare come anche solo una di queste specie sarà capace di sopravvivere. Ecco a quale punto è grave la situazione».















