Mare Rosso Sangue a Taiji: quando la realta’ supera la finzione

Premiato alla notte degli Oscar il film “The Cove” che documenta la terrificante mattanza dei delfini nella Baja diTaiji, in Giappone.

Non sono mancate le proteste da parte del governo giapponese; il sindaco di Taiji e gli abitanti della cittadina si sentono offesi dal documentario che, a loro dire, non da un’ immagine realistica di questa antica “tradizione”.

Ogni anno nelle acque di Taiji, nella prefettura a sud di Tokyo, viene autorizzata l’uccisione di circa 250 esemplari tra delfini e balene,  uno spettacolo raccapricciante che sia gruppi di animalisti che lo staff del film hanno potuto riprendere solo di nascosto e facendo spesso uso di telecamere notturne appostandosi al buio.

Solo il 1 settembre , giorno dell’apertura della battuta di pesca, furono catturari circa 100 esemplari di delfino e  almeno 50 di balena, allora venne dichiarato che la meta’ dei delfini catturati, quelli piu’ “belli”, sarebbero stati venduti agli acquari e i restanti liberati di nuovo in mare.
Diversa la sorte delle balene: smembrate e ripulite dal sangue riempiono i banconi dei supermercati e dei ristoranti giapponesi, vendute in anonime vaschette che non lasciano trapelare l’orrore che vi si cela. Il consumo di carne di delfino e di balena e’ un’usanza abbastanza radicata in Giappone e che soprattutto muove un volume di affari considerevole sia per l’industria alimentare che per il governo, accade spesso che la carne di delfino sia servita spacciandola per Balena, piu’ rara e costosa; da qui anche i legittimi dubbi degli attivisti sulla sorte reale di quei 50 delfini ritenuti troppo brutti per il business degli acquari.

Nei giorni scorsi proprio a Taiji e’ stato presentato un libro dedicato al film.
L’autore, Hans Peter Roth, ha cercato un confronto con la popolazione locale proponendo anche una soluzione alternativa per aiutare l’economia locale e al tempo stesso salvaguardare i delfini: trasformare la baja in un santuario per la conservazione della specie, che porterebbe  turisti provenienti da diverse aree del mondo e nuova occupazione. Una proposta, la sua, che al momento a Taiji non ha riscosso successo.

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Marzia

Fonte: Corriere della sera.it

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