Gli ormoni nella carne
L’ esposizione eccessiva agli ormoni ha potenziali conseguenze avverse per la salute umana, in particolare per le alterazioni che comporta nei riguardi delle ghiandole endocrine nella fase puberale, del sistema immunitario e per gli effetti genotossici e carcinogenici.
Sei ormoni della crescita utilizzati per la produzione di carne (17-beta estradiolo, progesterone, testosterone, zeranolo e acetato di trenbolone e di melengesterolo) possono, a seconda dei casi, avere effetti deleteri sulla salute umana.
In particolare il gruppo più a rischio è costituito dai bambini e dai ragazzi fino alla pubertà. Le prove esistenti sono sufficienti a dimostrarlo, anche se riguardano livelli diversi e i dati disponibili non consentono una valutazione quantitativa dei rischi, che sono comunque reali anche in caso di impiego di piccole dosi. Infatti, per nessuno di questi ormoni è possibile stabilire una soglia critica. Il 17-beta estradiolo è stato al contrario identificato come sostanza cancerogena completa; ha l’effetto sia di avviare sia di promuovere lo sviluppo del tumore (IARC, 1987).
L’utilizzo di antibiotici e di promotori della crescita in zootecnia è diffuso allo scopo di diminuire i grassi di deposito e aumentare la massa muscolare.
La constatazione dei rischi correlati all’uso di queste sostanze ha portato l’Unione ad adottare alcune direttive per regolamentare in modo uniforme la materia. Recente è al riguardo l’attuazione in Italia delle direttive n. 96/22 CE e 96/23 CE concernenti il divieto di utilizzazione di sostanze ad azione ormonica, tireostatica e delle sostanze beta antagoniste nelle produzioni di animali. Al contrario negli Usa, in Canada e in alcuni altri Paesi terzi, gli ormoni approvati possono essere acquistati senza ricette ed essere utilizzati senza la supervisione di veterinari.
Una serie di dati sperimentali e di ricerche epidemiologiche hanno dimostrato la tossicità degli estrogeni di sintesi sia nell’animale che nell’uomo. Il dietilstilbestrolo (DES), che è tra gli estrogeni di sintesi il più usato per il suo basso costo, se somministrato per lunghi periodi a basse dosi (0,1-2 ng per kg di peso), provoca nell’animale da esperimento alterazioni istologiche nel fegato, nel rene, nei tubuli seminiferi e negli spermatozoi, inducendo seri disturbi delle funzioni riproduttive. I metaboliti degli estrogeni hanno, inoltre, la capacità di danneggiare il DNA e causare mutazioni (Service, 1998). Tale proprietà potrebbe essere l’evento di partenza per molti tumori umani, inclusi i tumori di seno, utero, ovaie, prostata e, probabilmente, del cervello (Cavalieri et al., 1998). L’eccessivo consumo di estrogeni comporta nell’uomo un effetto feed-back negativo degli ormoni con arresto della spermatogenesi e azospermia nel maschio, interruzione del ciclo ovarico, blocco dell’ovulazione, irregolarità mestruali e infertilità nella donna (Perez-Comas, 1988). La somministrazione di basse dosi di estradiolo (4µg/giorno) a bambini del peso di 30-40 kg causa un accelerazione superiore al 60% della crescita ossea rispetto ai parametri fisiologici e, sia nei maschi che nelle femmine, anomalie dello sviluppo sessuale e della pubertà: telarca, pubarca, ovarian stimulation syndrome, POS (Perez-Comaz, 1988; Fara etal., 1979; Pasquino et al).
In Italia il legislatore vieta in maniera assoluta l’uso di sostanze ormonali a scopo auxinico nell’animale da allevamento.
Tuttavia, verso la fine degli anni 70, sono stati ripetutamente osservati dai pediatri bambini che presentavano i sintomi caratteristici dei soggetti esposti accidentalmente a sostanze estrogeniche. Poiché queste osservazioni hanno assunto talora un carattere epidemico, è sorto il sospetto che la causa di tali manifestazioni fosse l’ingestione in maniera più o meno continuativa di carni, soprattutto vitello, contenenti estrogeni.
Dato che la carne di vitello è molto usata fin dal primo anno di vita nell’alimentazione del bambino, sotto forma di omogeneizzati, l’eventuale presenza di sostanze estrogeniche negli alimenti carnei, in particolare di vitello, e la conseguente possibilità di ingestione reiterativa di tali sostanze fin dall’inizio dell’età evolutiva hanno sollevato un problema molto delicato. Nel 1978 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha eseguito uno studio dettagliato sugli effetti farmaco-tossicologici degli ormoni sessuali usati illegalmente come auxinici in zootecnia e sull’eventuale rischio della popolazione esposta.
Degli 82 campioni giunti all’lSS entro l’anno 1980, ben 78 sono stati trovati positivi per la presenza di sostanze ad attività estrogenica, determinata qualitativamente come DES. La quantità trovata era notevole (da 30 a 150 pg per kg di omogeneizzato) e corrispondeva alla dose potenzialmente cancerogena per il topo. Si poteva spiegare il riscontro di quantità così elevate solamente ipotizzando che nel prodotto omogeneizzato fossero presenti quelle parti muscolari dell’animale che erano state sede dell’iniezione di DES. È noto, infatti, che l’estrogeno sintetico, una volta iniettato nel vitello, non viene interamente assorbito in circolo, ma almeno il 10-20% (pari a circa 10-30mg di DES) può rimanere per molti mesi nel tessuto sede di iniezione.
Sono tuttavia necessari ulteriori studi per la quantificazione del livello di antibiotici e di promotori della crescita nelle carni consumate nelle nostre tavole e ulteriori valutazioni quantitative del rischio legate all’assunzione di queste sostanze.
articolo tratto da http://www.maurolombardo.it su gentile concessione del Dr. Mauro Lombardo
dal sito : http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=54410















